Tipi da Pilates parte 2

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Siamo tornati con la seconda parte della serie sui clienti “Lo sento qui” e in questo articolo ci concentriamo sui clienti  “Non lo sento abbastanza”, noti anche come “Puoi renderlo più difficile?” o “Possiamo aggiungere più molle?”.

Voglio essere abbondantemente chiara che lo scopo di questi articoli è estendere le nostre prospettive sui molti livelli di propriocezione, le molte esperienze e le molte lenti che i nostri clienti portano con sé in quella che è la nostra esperienza come insegnanti.

Non c’è assolutamente niente di sbagliato nei clienti che vogliono più sfida, più molle o intensità. Tuttavia, quando capiamo da dove può provenire la motivazione di queste richieste, possiamo soddisfare meglio sia le aspettative del nostro cliente, sia le nostre nel contesto di una sessione.

Detto questo, tuffiamoci in questo scenario per vedere cosa possiamo scoprire insieme!

Il cliente “NON LO SENTO ABBASTANZA”

Guerrieri del fine settimana, Crossfitters, utenti super muscolati….

Gli insegnanti di Pilates sono noti per mettere alcune etichette sui clienti che desiderano un’esperienza fisica più intensa. A volte mi chiedo se permettiamo a questo desiderio di definire con un etichetta di minacciare la nostra fiducia nelle nostre capacità di insegnamento…

Sappiamo che il metodo segue un approccio che non manca affatto di intensità, ma è diverso da quello di alcuni dei metodi di esercizio più “basati sul fitness”. Quindi, come colmiamo il divario e accogliamo i nostri clienti con un approccio diverso? Per prima cosa, dobbiamo capire da dove potrebbe provenire il desiderio/bisogno di avere di più.

Nella mia esperienza di insegnamento, ho scoperto che ci sono due categorie generali:

1. I “prigionieri” cioè  clienti che arrivano in studio con una motivazione che non è la loro. Sono stati sollecitati da un medico, hanno ricevuto un buono regalo da un amico o dal partner o hanno visto che un altro atleta “fa Pilates” e vogliono essere parte della tendenza.

2. I sofferenti. Hanno attribuito un valore estremo al livello di “sofferenza” all’interno della loro pratica di movimento. Sanno che se sono presenti secchi di sudore, si sente “bruciare” o si raggiunge il limite della forza allora hanno ottenuto il risultato appropriato per il loro condizionamento fisico.

Il mio principio guida numero uno per tutti i clienti è raggiungere le loro aspettative per quel giorno. Se sali a bordo con il loro fattore motivante, puoi spesso aggirare la sottile riluttanza (o almeno renderlo un po’ meno estremo).

Come scrivevo nella parte 1 di questa serie le nostre conversazioni con questi clienti saranno efficaci quando ti concentri sulle domande da porre loro che sollecitino risposte che ti fanno capire chi hai di fronte.

Esempio:

“Quali aspetti delle tue sessioni/allenamenti di movimento ti entusiasmano questa settimana?”

“C’è qualcosa che è veramente stimolante per te nelle tue sessioni di movimento/allenamenti su cui vorresti migliorare? “

“In cosa sei DAVVERO bravo/forte nelle tue sessioni di movimento/allenamenti?”

Nota come non sto portando elementi di Pilates nella conversazione.

Voglio sapere cosa li spinge, per cosa lottano e soprattutto cosa li motiva nelle loro sessioni/allenamenti.

Non mi interessa sapere se sventoleranno o meno la bandiera del Pilates quando lasciano lo studio: questo è il MIO lavoro.

Voglio semplicemente che vedano come questo metodo può aggiungere valore alla vita che stanno già vivendo invece di cambiare il modo in cui stanno vivendo la loro vita.

Se vogliono apportare le modifiche da soli, TOP!!

Ma per ora, mi concentro sull’aiutare la persona nel suo insieme, con la sua esperienza di vita (limitata o meno) a fare le cose che danno la sensazione di essere un essere umano attivo ed in forma.

“Ok Cinzia, ma…quindi? COME lavoro con questa persona?”

Esaminiamo alcune strategie per questi clienti

I prigionieri

I prigionieri richiedono una grande quantità di intrattenimento nello svolgimento delle lezioni.

Non è necessariamente vero che avranno un “atteggiamento negativo” ma potrebbero essere riluttanti ad eccitarsi per qualsiasi cosa.

Potresti ritrovarti a raccontare storie (anonime) su altri clienti che provengono da un background simile e hanno avuto successo con il Pilates.

Potresti trovarti a stabilire un’aspettativa per l’esercizio: “In questo tutto sta nel mantenere fermo il carrello mentre ti muovi. Facciamo questo esercizio per lavorare in esclusiva sui muscoli posteriori della coscia ed i glutei.”

Quindi potresti provare il bridge e se non c’è risposta, o se la risposta è una richiesta a renderlo più impegnativo, potresti continuare con: “Il prossimo livello di sfida è la resistenza. Puoi articolare la colonna, mantenendo fermo il carrello mentre conto alla rovescia da 25? (Sono un grande fan del tenere un cliente in una posizione per un po’ più a lungo di quanto sia forse giustificato per essere sicura che abbia una certa risposta.)

Nel complesso, trovo che si riesca a mantenere un buon livello di entusiasmo e di partecipazione in questo modo aggiungendo anche aneddoti e raccontando le tue esperienze.

I sofferenti

Mi piace utilizzare le modifiche degli esercizi in base alle sensazioni che il cliente sta vivendo .

Ad un certo punto, all’inizio della sessione, farò qualcosa che sembri banale a questa tipologia di clienti – uno squat, un relevè , un roll up – senza alcuna aspettativa se non che mi dicano quando hanno raggiunto un livello 8 su 10 in termini di fatica.

Una volta che abbiamo stabilito quanto è per loro un livello 8, che immagino includa una buona dose di reclutamento muscolare, allora ho uno strumento che posso usare.

Quando entriamo in qualcosa che sembra uno squat, come per esempio il Leg and Footwork , posso dire “Vorrei un livello di sforzo di 5/6 dalla parte inferiore del corpo e che la tua attenzione fosse principalmente sulla creazione di lunghezza nel busto (o su qualsiasi altro punto tu voglia mettere il focus.)”

La mia teoria è che, distraendoli con una specifica sfida, posso esporre loro un modo diverso di lavorare. Per me, questo fornisce un duplice vantaggio: uno strumento didattico per me e un’esposizione allo sviluppo della consapevolezza per loro.

Vale anche la pena ricordare che il cliente potrebbe dover lavorare su certi aspetti che sono fuori dal tuo ambito di pratica e conoscenza. Se non trovi una strategia che ti aiuti ad andare avanti, considera di indirizzarli a qualcuno che potrebbe essere in grado di aiutarli con le loro richieste.

Questi sono semplicemente alcuni esempi di come scelgo di lavorare con i miei clienti e mi piacerebbe sentire anche alcuni dei tuoi. Condividi i tuoi pensieri scrivendomi una email e resta sintonizzato sul prossimo articolo in cui esploreremo il cliente “Non voglio sentirlo”.

Riceverai alcuni suggerimenti utili per i clienti che vengono in studio con dolore, paura o una combinazione di entrambi.

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